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La città dei ricchi che vota col senso di colpa

nostro inviato a Greenwich (Connecticut)Il treno ci mette 37 minuti. Si contano sull’orologio della stazione, appena si arriva. Un Rolex. Perché questa è Greenwich, la Wall Street sul mare, la città degli ex paperoni della Borsa, il dormitorio di lusso dei Ceo delle banche d’affari, la tana del capitalismo messo in discussione dal crollo del Dow Jones. Un Rolex qui è come lo Swatch in ogni altro posto. Chi controlla l’ora sa che tra due giorni si vota anche qui, nel simbolo del crac finanziario, nella tana dei signori che mezza America guardava con ammirazione e adesso guarda con disgusto. Si vota, ma è come se i 37 minuti che dividono New York da Greenwich siano il viaggio verso un altro mondo. Non ci sono segni elettorali, non ci sono simboli politici ostentati, li hanno tolti o non li hanno mai messi, prima perché non erano chic, poi perché è meglio non ricordare certe cose: le elezioni sono un dettaglio da dimenticare in fretta. La campagna elettorale si gioca sulla crisi economica e qui crisi significa far salire un senso di vergogna. Come se tutti si sentano Dick Fuld, l’ex numero uno di Lehman Brothers che vive a Greenwich ed è diventato il volto più detestato degli Stati Uniti. Lo dicono quelli che qui vivono senza dipendere da Wall Street, come Don Harrison, direttore del Citizen, lo storico settimanale cittadino: «Ogni volta che Obama o McCain accusano gli speculatori della Borsa, ciascun abitante di questa città ha il terrore che si stiano riferendo a lui».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302987

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Ma il Cantico dei Cantici con coro e orchestra è dolce ed emozionante

È prevalso infine il desiderio di essere presenti all’avvenimento della chiusura, al Teatro Arcimboldi di Milano, della seconda edizione del Festival MiTo, che dall’1 al 25 settembre ha inondato la città di musica (perfino troppo). La sala era esaurita, sebbene ci fosse preoccupazione per il programma difficile, si diceva fra il pubblico.Si trattava del Cantico del Cantici (il libro della Bibbia attribuito a Salomone terzo re d’Israele, in realtà risalente al quarto secolo a. C.) costituito da una raccolta di canti d’amore, nella versione musicale in prima europea di John Zorn: un personaggio considerato di ardua lettura sia come compositore sia come sassofonista.È andata invece in tutt’altro modo. L’autore si è limitato a dirigere con gesti sobri e discreti; ha aperto il concerto con un dolce proemio in sei episodi per Kenny Wollesen vibrafono, Carol Emanuel arpa, Marc Ribot chitarra e Greg Cohen contrabbasso, intriso di klezmer, jazz e classica come Zorn suole; poi è iniziato il Cantico con uno straordinario quintetto vocale femminile che ha oscurato perfino Laurie Anderson e Lou Reed nel ruolo un po’ ingrato di voci recitanti, ed è stato un trionfo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=294203

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