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Ninfa e «groupie» Le mille anime della donna di oggi Riva trasforma la miss Italia Miriam Leone Modelli anni ’70 per Grimaldi e Giardina

Eppure, a milleottocento chilometri e dodici miglia marine di distanza, le cose stanno diversamente. Molto diversamente. Da Grimsby a Porto Viro si scrive il futuro che verrà in un altro modo. Niente slogan urlati a squarciagola dentro i megafoni, né striscioni, né polizia in assetto antisommossa. Ma bicchierate e partite a ping pong per ingannare la monotonia di vedere solo il mare a 360 gradi. Da una parte, quella del boicottaggio, c’è la compassata Inghilterra e dall’altra, quella delle bicchierate c’è la solitamente attaccabrighe Italia. Allora è vero «che il mondo va alla rovescia», come dice Nello Messina, vicepresidente della Irem, l’azienda siracusana, da giorni è costretta a subire il duro ostruzionismo degli operai britannici. Che a Grimsby non vogliono nemmeno vedere affacciarsi un tecnico italiano, per paura di perdere il proprio posto di lavoro.

«Evidentemente sono male informati – aggiunge Messina che, trent’anni fa con un altro socio ha fondato la Irem e oggi ha commesse in tutto il mondo – perché non sanno che in questo momento ci sono operai inglesi che stanno tranquillamente, e ci mancherebbe altro, lavorando in Italia. Come noi, nel rispetto delle leggi, possiamo lavorare in casa loro». Vero, verissimo. Tutto ciò accade non nel Paese delle Meraviglie, ma a bordo della piattaforma del rigassificatore offshore che si sta costruendo in Adriatico, al largo della costa di Porto Viro (Rovigo).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325922

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Allarme lifting, solo il 20 per cento sceglie un chirurgo doc

L’allarme arriva dal congresso nazionale dei chirurghi estetici riunito a Napoli e punta dritto verso Milano. Città della moda e della bellezza, non per forza naturale. «Solo il 20 per cento degli interventi estetici praticati in Italia sono eseguiti da medici specializzati in chirurgia plastica». E le conseguenze, inevitabilmente, tocca pagarle solo ai pazienti».«Avevo conosciuto il mio chirurgo in palestra – racconta Fabrizia, 40 anni, di Milano – ma dopo la prima liposuzione mi aveva lasciato dei veri e propri buchi sulle gambe». La colpa? «Dei miei tessuti. E io ci credevo..». Era disperata Fabrizia, «mi coprivo sempre perché mi vergognavo troppo». Poi un’amica che racconta all’altra amica e «grazie al potere del passa parola ho deciso di provare a fidarmi di un nuovo chirurgo». Qui entra in scena Paolo Santanchè, che ammette: «Abbiamo dovuto ricominciare tutto dall’inizio, non è stato facile». E però l’impresa è riuscita bene e «ora Fabrizia – mastoplastica additiva, liposuzione e bleferoplastica – dimostra dieci anni in meno e sembra una ragazzina». Una storia, la sua, che somiglia a quella di tante altre donne. «Il cinquanta per cento degli interventi che faccio sono secondari – rivela Santanchè – e ciò significa che la metà delle volte opero per sistemare i danni altrui». Il segreto per non incappare in brutte esperienze è avere pazienza.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=294288

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