nostro inviato a Greenwich (Connecticut)Il treno ci mette 37 minuti. Si contano sull’orologio della stazione, appena si arriva. Un Rolex. Perché questa è Greenwich, la Wall Street sul mare, la città degli ex paperoni della Borsa, il dormitorio di lusso dei Ceo delle banche d’affari, la tana del capitalismo messo in discussione dal crollo del Dow Jones. Un Rolex qui è come lo Swatch in ogni altro posto. Chi controlla l’ora sa che tra due giorni si vota anche qui, nel simbolo del crac finanziario, nella tana dei signori che mezza America guardava con ammirazione e adesso guarda con disgusto. Si vota, ma è come se i 37 minuti che dividono New York da Greenwich siano il viaggio verso un altro mondo. Non ci sono segni elettorali, non ci sono simboli politici ostentati, li hanno tolti o non li hanno mai messi, prima perché non erano chic, poi perché è meglio non ricordare certe cose: le elezioni sono un dettaglio da dimenticare in fretta. La campagna elettorale si gioca sulla crisi economica e qui crisi significa far salire un senso di vergogna. Come se tutti si sentano Dick Fuld, l’ex numero uno di Lehman Brothers che vive a Greenwich ed è diventato il volto più detestato degli Stati Uniti. Lo dicono quelli che qui vivono senza dipendere da Wall Street, come Don Harrison, direttore del Citizen, lo storico settimanale cittadino: «Ogni volta che Obama o McCain accusano gli speculatori della Borsa, ciascun abitante di questa città ha il terrore che si stiano riferendo a lui».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302987